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Ingredienti per 10 persone
Trote g. 2.500;
burro g. 300; salvia g. 30; timo g. 10: ginepro g. 5; aceto bianco l.1,5;
Vino bianco l. 0,5; prezzemolo g. 50; sedano verde g. 150; alloro n. 1
foglia; rape g. 600; salsiccia g. 500; pancetta tesa g. 500; aglio g. 50
Origini storico-culturali
Molte parole si possono spendere sulle trote del Sesia, ma in onore del
grande Giorgio Perrone è meglio citare l'intero brano da lui scritto nel
ricettario valsiano, che incomincia così: "Splendide, quando si tratta di
trote veramente pescate nelle acque dei rivi nostri. L'amico Mola 'd
Varall, abilissimo e appassionato pescatore, degno erede dei grandi
pescatori valligiani, depositario di antiche malizie dell'arte del
pescare, all'apertura di stagione, suole portarmi un campionario di
trotelle (persino della vecchia razza) che solo lui e pochissimi altri
sanno scovare e tirar su da segretissimi ed ascosissimi "buiogn e lameutti".
Ed è già una gioia degli occhi il solo guardarle. Infarinate e fritte in
abbondante burro ed erba salvia, oppure "salegia" (timo selvatico), sono
una prelibatezza. A fine stagione di pesca, si possono trovare i temoli
che, a parere di qualcuno, sarebbero migliori delle trote".
Preparazione
Pulire le trote,
lavarle e poi friggerle in abbondante burro aromatizzato con del timo
selvatico o qualche foglia di salvia. Mettere a bollire una parte di aceto
e una parte di vino (in quantità tale da poter coprire le trote),
aggiungere un mazzetto di prezzemolo, una costa di sedano a pezzetti, due
foglie di alloro e qualche bacca di ginepro. Fare bollire e poi versare
tutto quanto sulle Trote che saranno state messe in un contenitore
provvisto di coperchio. Tenerle in dispensa e servirle dopo due o tre
giorni (tratto da "Le ricette regionali italiane", editrice Solares). Per
le rape: lavare, pelarle, tagliarle a fettine e cuocerle in abbondante
acqua salata. Una volta cotte, toglierle con la paletta a rete e disporle
in una padella con abbondante olio e burro assieme alla salsiccia
anch'essa cotta in acqua e tagliata a rondelle; rosolare bene. In questo
modo si riscopre l'antica ricetta del "rustisciun", o meglio, la
rosticciata dove ogni tipo di verdura poteva essere messa assieme e dopo
una buona rosolatura essere consumata, così nel rispetto della forma
oppure pressata a ma' di tortino.
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