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Primi piatti
 
Sono fondamentalmente minestre e piatti a base di polenta i primi piatti della tradizione valsesiana.
Una tipica minestra è l’Ava coccia (acqua cotta). Di “acque cotte” se ne trovano nella gastronomia di diverse regioni. Per realizzare quella tipica della Valsesia bisogna imbiondire con burro cipolla e il verde dei porri tritati, aggiungere acqua e uno spicchio d'aglio; dopo un breve bollore l'“ava coccia” è pronta. Se poi si vuole dare più consistenza si possono aggiungere dei crostoncini di pane e pezzetti di toma. Un’altra variante è la cosiddetta Ava coccia a la francesa (alla francese)
Fate rosolare, nel burro, cipolla e porro tritati; alla loro imbionditura, aggiungete un poco di farina di polenta, fatela tostare rimestando per qualche minuto, e quindi mettete acqua e burro. Fate bollire e servite naturalmente “avec croutons”
Molto simile al l'“ava coccia” è la Skila Il catalogo delle minestre tradizionali è amplissimo: tutte le ricette sono basate sui prodotti tipici delle valli e della vicina pianura, prodotti poveri, cucinati con ricette energetiche
Per realizzare, ad esempio. Il classico Ris e lacc (riso e latte) si deve cuocere il riso nel latte e poco burro, ottenendo un risottino molto lento; si versi nei piatti e si serva quando si sarà formata in superficie una pellicina lucida. Questa minestra è detta anche “Paniccia di Masaroi”; ad Alagna, “Banitscha”. A base di riso, latte e castagne è invece la minestra Ris, lacc e bargelli: si cuociono le castagne nel latte. A cottura quasi ultimata, si aggiunge il riso quanto basta per rendere questa minestra piuttosto asciutta. Simile, ma più ricca, è la walser Milchbangadu: fate cuocere in acqua delle cipolle affettate e pancetta a striscioline; unite poi le castagne, aggiungete il riso, un po' di latte e burro e terminate la cottura.
La Walisschuppa è invece una minestra veloce, anche questa derivata dalla tradizione walser. Si soffriggono delle cipolle con pezzetti di pancetta e burro. A parte, in zuppiera o nelle scodelle, si mettono, alternati, strati di pane scuro e toma sui quali si versa il brodo. Si lascia riposare e si serve.
Curiosa è la minestra dal lac dal bur (minestra del latte del burro). Il latte del burro è quel liquido che rimane dalla confezione del burro. In questa si metta a cuocere della pasta piccola e del riso e una patata a tocchetti. Con riso e pasta (spaghetti spezzettati) si fa pure la Chrudbangadu:
gli spaghetti vengono cotti in brodo e latte con un trito di erbette, cipollino, porri, cicoria e radicchio. La minestra cun raveutti ha invece come ingrediente base le rape cotte in brodo e latte, con patate tagliate a pezzetti, un porro e prezzemolo tritati.
In primavera, ottime sono le minestre con le erbette “prima vista come per esempio:
Ris, lacc e bargui, (spinaci selvatici), o Ris e urtighi, (ortiche)
L’altro primo piatto classico della tradizione valsesiana (ma forse in questo caso bisognerebbe parlare di piatto unico) è la polenta.Cotta con acqua e sale in pentole di rame o di bronzo su fuoco a legna, è stata da sempre la base dell'alimentazione di montagna Amatissima, la polenta tiene ancora un posto straordinariamente importante sulle tavole valligiane. Consumata, ora, per lo più in compagnia di amici o con la famiglia riunita, o nelle baite e rifugi, è cibo aggregante e rituale, sinonimo di convivio amichevole, di pause serene.
Quasi infinti, perché affidati alla fantasia e alla creatività dei cucinieri, i diversi modi di mangiar polenta. Da segnalare però alcune varianti poco conosciute e trascurate:
Ad esempio la Pot o Pult è la polenta molle, colante, da mangiar con il cucchiaio. Confezione semplice: poca farina, sale e molta acqua. Si condisce con latte, o panna, o burro e formaggio grattugiato. Se alla pot aggiungete dei pezzetti di toma e cipolle fritte nel burro, questo diventa il Rügacc. I Treuseutti sono palline di farina gialla impastate con latte e cotte nella “lacciàa”, che è il siero del formaggio. Scolate, vengono servite condite con burro e formaggio. Molto simili sono le Raviole alagnesi: impastate a lungo farina gialla fine, un poco di farina bianca, mollica di pane, burro, in acqua e latte. Quando l'impasto sarà giustamente consistente, fatene delle palline grosse quanto una noce ed introducetevi dei pezzetti di salame o toma. Cuocete, a parte, per un'ora, una salamella e fettine di pancetta in metà acqua e latte con pezzetti di burro e gettatevi le raviole. Quando affiorano, servitele in scodelle col liquido di cottura. C'è da presumere però che il liquido sia molto grasso, di gusto acre e di difficile digestione. È pertanto consigliabile cuocere le raviolo in brodo normale e latte Ci sono poi gli Sparoi o Rasparoi. Per confezionare questi, è necessario avere uno strumento detto “Varola” e fuoco di camino. La varola è una specie di paletta di ferro, su cui si schiaccia, con le dita, per quanto la sua superficie possa accogliere, un impasto di farina gialla, sale e acqua. Poi si accosta, di coltello, alle braci, prima da un verso e poi dall'altro, sino a che si staccherà: è una sorta di biscotto salato da mangiare, ad esempio spalmato con formaggi molli.
Da ricordare due varianti locali della polenta: la Polenta alla moda di Fobello che prevede l’aggiunta a metà cottura di patate e porri a tocchettini, quanto basta per trovare uno o l'altro, o tutti e due, in ogni boccone e la Polenta concia alla cervattese da fare con polenta fredda, quella avanzata quindi. Si deve far soffriggere abbondante cipolla; imbiondita questa, si aggiunge la polenta a pezzetti e si comincia ad impastare il tutto sul fuoco, formando poco a poco una frittata; dopodiché, si pone al centro di essa un bel pezzo di toma grassa, che va coperta con i lati della frittata, sino a formare una specie di palla. Si lascia riposare al caldo, così che la torna si fonda, e poi si serve.

 

   

Fotografie gentilmente concesse da ©Istituto Alberghiero di Gattinara e Varallo Sesia