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Tanzio da
Varallo e il Sacro Monte
Antonio
d'Enrico detto Tanzio da Varallo nasce a Riale d'Alagna (VC) intorno al 1578 e
muore a Varallo intorno al 1632.
La formazione romana dell'artista, compiuta sulle opere del Caravaggio e dei
caravaggeschi (Serodine, Gentileschi), è confermata dalle prime opere,
conservate in Abruzzo (Circoncisione, parrocchiale di Fara San Martino; Madonna
dell'incendio sedato, collegiata di Pescocostanzo), databili intorno al 1610; in
seguito opera in Valsesia e dintorni, raramente a Milano.
Nelle opere successive (San Carlo che comunica gli appestati, 1615, parrocchiale
di Domodossola; affreschi della cappella XXVII del Sacro Monte di Varallo,
1616-17), all'acuta individuazione caravaggesca del reale si unisce
un'inclinazione patetica che denuncia l'interesse del pittore per i
contemporanei lombardi (Cerano, Morazzone, G. C. Procaccini) e che lo collega
nettamente al gusto del secondo manierismo lombardo-piemontese.
Tuttavia Tanzio da Varallo non cede mai agli estenuati e ambigui languori di un
Del Cairo, né alle grazie patetiche di un Procaccini, sostanziando il suo stile
inimitabile di un implacabile rigore veristico, di un'indagine spietata della
miseria umana e della morte (due versioni del Davide e Golia, Varallo,
Pinacoteca; Processione del Santo Chiodo, parrocchiale di Cellio; San Rocco,
1631, parrocchiale di Camasco).
Capolavoro di Tanzio da Varallo restano comunque gli affreschi delle cappelle
del Sacro Monte di Varallo (oltre alla citata
XXVII
, la
XXXIV del 1618-20, e la
XXVIII,
terminata
nel 1628), ove ha a collaboratore il fratello maggiore Giovanni d'Enrico,
creatore di straordinarie statue policrome a grandezza naturale, che nella
perfetta fusione con l'opera pittorica realizzano un formidabile insieme da gran
teatro popolare.
Tra le ultime opere di
Tanzio da Varallo frescante sono soprattutto da ricordare i cicli della cappella
dell'Angelo Custode in
San Gaudenzio
a Novara (1629), di Sant'Antonio Abate e
Santa Maria della Pace a Milano, e della chiesa parrocchiale di Borgosesia
(1634).
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