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La
storia del Sacro Monte di Varallo
Verso la metà del XV secolo, la
mutata situazione politica determinò il cambiamento della geografia dei
pellegrinaggi devozionali e penitenziali. Infatti la caduta di Costantinopoli
sotto l’Impero Ottomano (1453) e l’avanzata dei musulmani rendeva sempre meno
realizzabili quei pellegrinaggi che durante il Medioevo avevano avuto come mete
tradizionali la Terra Santa. Si configurava pertanto una nuova geografia
religiosa e culturale dagli ambiti territoriali più ristretti. Si inserisce in
questo contesto la prima fase di costruzione del Sacro Monte di Varallo,
riproduzione dei Luoghi Santi della Palestina.
Promotore e fondatore del primo Sacro Monte fu il francescano padre Bernardino
Caimi che, di ritorno dalla Palestina dove l’ordine dei Francescani era deputato
alla custodia dei Sacri Luoghi, ideò di ricreare sulla sommità del monte che
domina Varallo i Luoghi Santi d’Oriente, attraverso un percorso segnato da
cappelle che evocano la passione e la morte di Cristo.
Nella ricerca del luogo più adatto per realizzare il suo sogno, pare sia giunto
per la prima volta a Varallo nel 1481, trovando rispondente alle sue esigenze la
terrazza di roccia che domina la città.
Il 21 dicembre 1486 ottiene dal pontefice Innocenzo VIII l’autorizzazione ad
accettare la donazione dei terreni, da parte dei maggiorenti varallesi per
costruire presso il centro abitato il convento della Madonna delle Grazie e per
dare inizio alla «Nuova Gerusalemme».
Il 7 ottobre 1491 è già terminata la cappella del Santo Sepolcro, a perfetta
imitazione di quella di Gerusalemme, con le costruzioni annesse.
Il 14 aprile 1493 vengono consegnate al Padre Caimi la chiesa delle Grazie con
l'adiacente convento e sul Monte le cappelle già erette: il
Santo Sepolcro
e la
Deposizione. Negli anni successivi sorgono, secondo le planimetrie dei santuari
palestinesi ed in parte anche secondo la geografia della regione, la Grotta di Nazaret, quella di Betlemme, e sulla spianata meridionale, scelta per
Gerusalemme, il Cenacolo e la chiesa della Vergine dormiente sul monte Sion.
Dopo la morte del Beato Caimi ne prosegue l’opera il vercellese Candido Ranzio,
che rimarrà al Sacro Monte fino al 1509. Intanto il 7 settembre 1501 viene
consacrata la chiesa da Monsignor Galardo, vescovo di Salona; nell'agosto del
1507 sale al Monte il Cardinale Federico Sanseverino, vescovo di Novara, e nel
settembre il Gran Cancelliere del Ducato di Milano, Gerolamo Morone, che in una
sua lettera ci dà la prima descrizione della Nuova Gerusalemme.
Nel 1514 esce la più antica guida dei Misteri del Monte di Varallo, che ne
descrive ben ventisette tra terminati ed in via di completamento. Poco dopo
visita il Sacro Monte il famoso novelliere Matteo Bandello.
Nella realizzazione
della grandiosa opera è impegnato anche
Gaudenzio
Ferrari, pittore, scultore ed architetto di eccezionali doti, il vero,
grande regista di tutto il complesso, operandovi fino al 1528. A lui si devono
le opere più ispirate, dalle statue dell’Annunciazione, Presepe, Adorazione dei
Pastori, Circoncisione, al capolavoro della Crocifissione, alla cappella dei
Magi. Ormai però il progetto iniziale di riprodurre i Luoghi Santi è stato
dimenticato e si va sviluppando il nuovo criterio di illustrare cronologicamente
i fatti salienti della vita di Gesù.
Alla partenza di Gaudenzio l'attività edificatoria si rallenta, ma ormai il
Sacro Monte gode di una vasta notorietà. Molti pellegrini vi accorrono, e tra
loro anche grandi personaggi. Nel 1529 e poi nuovamente nel 1532 vi sale
S.Angela Merici, la fondatrice delle Orsoline, e sul suo esempio si reca nel 1530
l'ultimo duca di Milano, Francesco II Sforza, imitato nel '35 dalla consorte
Cristina di Danimarca. Nel '33 vi era stata la contessa Borromeo, futura madre
di
S.Carlo. Nel '38 è la volta di Don Alfonso d'Avalos, Marchese del Vasto,
Governatore del Ducato di Milano, che fa erigere la cappella della Cattura. |