|
Approfondimenti |
 |
|
|
Storia dell'alpinismo sul
Rosa
La storia alpinistica del
Rosa costituisce una delle pagine più importanti dell'intera storia
dell'alpinismo. Essa comincia con la scoperta di quella “verlorne tal” - valle
perduta - leggendaria che si doveva trovare sul versante settentrionale di
questa montagna, sul fondo di paurosi dirupi ghiacciati, ed interamente
ricoperta di prati e foreste, alberi da frutto e laghetti.
Nel 1778 Jean Joseph Beck, con Nicola Francesco Vincent e altri cinque giovani
di Gressoney, salendo verso il Rosa e giungendo nei pressi del Lysjok,
credettero di aver scoperto quella leggendaria vallata scorgendo ai loro piedi
la verde valle di Zermatt. Quella, segnata dalla romantica illusione di una
scoperta, fu la prima ascensione alle alte regioni di questa montagna Seguirono
le imprese di Pietro Giordani, alagnese, che salì nel 1801 la punta più
meridionale: Maynard, nel 1813, sali al Breithorn, Nicola Vincent diede il
proprio nome alla piramide. Fra questi storici pionieri si erge la figura del
parroco di Alagna, Giovanni Gnifetti, che con una memorabile ascensione,
compiuta il 9 agosto del 1842 in compagnia degli alagnesi Cristoforo Grober, del
teologo Giuseppe Farinetti, dei fratelli Giordani e dei fratelli Ferraris, tutti
ottimi alpinisti, conquistò la Signal Kuppe, poi denominata Punta Gnifetti. Da
allora si succedettero a ritmo continuo le imprese ardite sulle vette del Rosa
che ebbero, nota storica
curiosa, fra i suoi scalatori anche la regina
Margherita di Savoia (alla quale venne poi dedicato il
rifugio
sulla Punta Gnifetti). Il Duca degli Abruzzi e Monsignor Achille Ratti,
poi divenuto Papa Pio XI, salirono pernottando in vetta, alla più alta delle
cime del Rosa, la punta Dufour a 4633 metri.
Oggi le ascensioni al Rosa sono facilitate dalle Funivie Monrosa, che salgono
fino a Punta Indren, ormai meta comodissima per lo sci d'alta quota e base di
partenza per le ascensioni più impegnative.
|