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Approfondimenti |
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Fenera:
frammenti preistorici
Dobbiamo alla
particolare struttura geologica del Fenera l'unica possibilità per la
ricostruzione della preistoria del Piemonte, probabilmente dai suoi albori:
almeno dal Paleolitico medio.
Le cavità che si aprono nella parete ovest, hanno infatti reso moltissima resti
di un'antica fauna il cui interesse è notevolmente accresciuto dalla sua
associazione con "industrie" dell'uomo di Neanderthal e dei gruppi umani che si
sono succeduti per millenni.
Le grotte del
Fenera sono dette "a orso" per la gran quantità di rinvenimenti ossei dell'Ursus
spelaeus (orso delle caverne); un plantigrado alto fino a quattro metri, dotato
di potenti mandibole, estintosi circa 20.000 anni or sono. Numerosi sono anche i
reperti, in genere sempre ossa, di altri antichi animali.
Il ritrovamento (nel 1989) di due denti dell'uomo di Neanderthal - con tutta
probabilità gli unici dell’arco alpino italiano - conferma l'importanza
dell'area del Fenera nella più
remota antichità, quando era abitata da questo nostro progenitore, vissuto in Europa da 85.000 a 35.000 anni fa.
Gli antichi uomini del Fenera pare attribuissero significati di carattere magico
agli imponenti massi sporgenti dalle pendici della montagna, come si rileva
dalle analisi delle incisioni rupestri locali, fra le quali vanno ricordate le
numerose "coppelle" (semplici buchi nella roccia) o di incisioni più elaborate,
quali forme antropo-zoomorfe, poi esorcizzate in epoca paleocristiana con varie
croci incise.
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