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La flora dell'Alta Valsesia

La vegetazione del Parco è quella tipica del piano alpino e subalpino. Alle quote più alte oltre ai muschi e ai licheni, si trovano le formazioni vegetali pioniere su rocce, detriti morene (primule, ranuncoli dei ghiacciai, genepì, genziane) o nelle vallette nivali (salice erbaceo) o sui dossi battuti dai venti (azalee nane), od infine nei pascoli d'alta quota.
La carice curva, gli anemoni, l'achillea e il trifoglio alpino, caratteristici dei pascoli alti, vengono sostituiti dal nardo e dall'avena dorata a quote inferiori, mentre presso baite ed abbeveratoi si formano popolamenti di rabarbaro alpino, spinaci selvatici, trifoglio, ortiche e menta.

Fra gli arbusti, l'ontano verde forma cespugli fitti che si mescolano più in basso con i larici. Sono assai estesi nel territorio del Parco anche cespuglietti di rododendro e mirtillo. Il larice è l'essenza arborea che nel Parco costituisce veri e propri boschi ad Alagna e Carcoforo, mentre nelle zone della Val Mastallone predomina la vegetazione tipica del piano montano, cioè il bosco misto di faggio e abete bianco.

Res di Fobello - ValsesiaL'apparato floreale è, di norma, molto sviluppato con colori e profumi intensi grazie a fattori molto importanti quali la forte radiazione solare e le elevate escursioni termiche. La prima favorisce la sintesi degli zuccheri, la seconda impedisce che questi si trasformino in amidi. La concentrazione di zuccheri produce le pigmentazioni rosse, blu e violette, essenziali per attirare gli insetti impollinatori. È altresì importante per spiegare la resistenza al gelo delle piante alpine e lo sviluppo degli organi sotterranei delle piante. Dalla pianura fino alle quote più alte si hanno "piano per piano" modificazioni del paesaggio, del clima e della vegetazione. Salendo di quota, infatti, la temperatura diminuisce di 0,5°C ogni 100 metri e il periodo vegetativo si riduce di una-due settimane.
I limiti superiore e inferiore di ogni piano variano secondo la posizione geografica e l'altitudine della montagna. Quanto più s'innalza la massa montuosa, tanto più i limiti si elevano. Tra i vari piani esistono, tuttavia, zone di transizione più o meno ampie.

   

Nella foto in alto giglio di San Giovanni - ©Parco Naturale Alta Valsesia
In basso Res ©Parco Naturale Alta Valsesia foto di M. Sandrini