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| | Scapin La tradizione vuole che la tipica pantofola valsesiana (denominata "scapin" o "scufun" a seconda delle zone), nasca insieme ai primi insediamenti Walser nelle valli valsesiane. Certamente è stato creato dalla necessità delle popolazioni alpine che dovevano sopravvivere in un ambiente duro, dove ogni singolo oggetto o materiale veniva possibilmente riciclato. Così dai ritagli degli indumenti ormai logori, la creatività e l'esigenza fecero si che potesse nascere una calzatura economica ma calda e robustissima resa ancora più resistente dalla lavorazione della suola "intralata" con canapa che veniva coltivata appositamente per la tela e per gli "Scapin". Le tecniche di lavorazione erano e sono rimaste due: la prima sfrutta l'ausilio di forme in legno ed ha la cucitura esterna, mentre la seconda non usa le forme ed ha la cucitura interna. Calzatura semplice ed umile ma anche sana, calda, comoda e resistente, lo "Scapin" si fa amare per questo e nulla è cambiato nella sua lavorazione completamente manuale; solo i tessuti, chiaramente, sono nuovi e di diverso tipo, panno, velluto, alpaca, cachemire, ecc.
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