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| | Puncetto Puncetto significa “piccolo punto”: molto di più non si sa sulle origini di questo vero e proprio emblema della Valsesia, una forma di artigianato che ha toccato i vertici dell’arte. Alcuni storici dicono che sia giunto nel territorio valsesiano come retaggio delle contaminazioni con la cultura araba, durante l'invasione avvenuta nel 900 dopo Cristo. L'ipotesi è plausibile, ma non accertata. Resta il mistero di un’arte che le Valligiane di un tempo, donne prive di cultura, abituate ai duri lavori della vita quotidiana, hanno saputo tramandare con amore, grazia, gentilezza e semplicità, senza rendersi conto che ciò che stavano tessendo con mani rozze e stanche dalla fatica. Non era solo il modo per arrotondare il magro bilancio familiare o di passare le serate dei lunghi inverni, ma era qualcosa di più. Se ne resero conto solo quando nel lontano 1800 fu scoperto dalla Regina Margherita di Savoia, durante una delle sue visite nell'amata Valsesia. Il puncetto ha avuto il suo momento di gloria presso la "noblesse" della capitale grazie anche all'interessamento della nobildonna varallese marchesa D'Adda Prinetti Salvaterra che lo introdusse a corte, dove le dame più illustri fecero a gara per sfoggiare i pizzi più belli. La preziosa trina, che da secoli le donne valsesiane tessono con l'ausilio di un ago e gugliate di filo nella serena intimità della loro casa al tremulo chiarore della candela, "lum", o sedute ai bordi dei pascoli o nelle languide sere estive, per molto tempo è rimasta chiusa nei cassettoni insieme alla biancheria più povera della casa; ora, per la sua grazia ed i suoi innumerevoli disegni geometrici abbellisce ed orna i tanti costumi della valle ed impreziosisce i corredi delle giovani spose. Non di rado si possono osservare alle finestre candidi teli di lino, punteggiati da stelline, losanghe e quadrati le cui trame ricordano intagli di avorio, che fanno delle modeste case di montagna dei piccoli musei di arte domestica. Oggi il puncetto ha varcato le soglie di queste baite ed e giunto ad impreziosire le dimore ed è riuscito ancora una volta a fare innamorare le donne più emancipate, tanto da portarle a frequentare i corsi che la Comunità Montana Valsesia ha organizzato su tutto il territorio Valsesiano. Qui s'impara a conoscere i metodi più consoni ed a creare fantasiosi motivi e, con il metodo dell'insegnamento su disegno, lo si può rendere più personale e quindi più pregiato. Si da anche la possibilità di presentare il lavoro ad una commissione composta da maestre puncettaie che, presolo in visione, lo giudicheranno e, se meritevole, gli assegneranno il certificato di garanzia, che ne garantirà l'autenticità e la perfezione. Ai corsi si impara la tecnica di esecuzione. Si potrà capire come con un ago ed un filo da ricamo si possano eseguire dei piccoli punti – dal termine dialettale Puncett, ovvero piccolo punto – che, uniti fra di loro con un susseguirsi di pieni e di vuoti, si possono comporre in diverse figure. Alla finezza del lavoro si oppone la consistenza della sua trama, ed il puncetto, come la sua tradizione, resiste al tempo, ai lavaggi ed alle stirature; per questo, grazie all'interessamento della stampa, alle promozioni ed alle mostre organizzate dalla Comunità Montana Valsesia, ai programmi televisivi che lo hanno fatto conoscere nel mondo, ancora oggi possiamo ammirare i preziosi ricami del secolo scorso custoditi gelosamente negli armadi dalle Valligiane.
Si impara anche a conoscere i nomi che distinguono i motivi, nomi che a volte ci ricordano la natura, così si impara ad unire un «autin» con una griglia, un «ragnetto» con un fiore del caco, la differenza di una «rosa del frassu» dalla «rosa della levatrice» la grazia di una «ghirlanda delta sposa» da un maestoso «ragno superbia». I nomi sono talmente tanti che e persino difficile elencarli tutti e si rimane stupiti da quante cose si possono fare con un semplice ago ed una gugliata di filo ed immaginiamo che le Valsesiane di allora, forti lavoratrici montanare, guardando il paesaggio innovato, nel creare i loro preziosi capolavori, si siano ispirate ai leggeri fiocchi di neve ed ai graziosi cristalli di ghiaccio.
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