Immagini naturali della Valsesia
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RIMELLA

 
 

 
 
 
 

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RIMELLA

Come arrivare
Arrivati a Varallo, si prende a destra la strada provinciale n. 9 della Val Ma stallone. Rimella dista circa 16 chilometri dal capoluogo.

La storia
La storia di Rimella ha inizio a metà del XIII secolo in un ambiente aspro e selvaggio. Un documento ritrovato nell’archivio capitolare della Basilica dell’Isola di San Giulio, ci consente di far risalire con certezza la fondazione di Rimella al 1255. Qui si stanziarono gruppi di coloni walser che diedero vita ad una struttura “ad arcipelago” di frazioni.

In concordanza con le abitudini di vita della popolazione ma anche in corrispondenza con gli aspetti del paese, si può suddividere il territorio, per una più facile lettura, in quattro settori:

1) Il Centro, con le sue frazioni cantonali Grondo, Villa Inferiore, Chiesa, Prati, Villa Superiore, Sella.

2) S. Gottardo (S Rund), la parte sud orientale del territorio, la  valle dell'Enderwasser con Selletta, Wang,  Wárch di setto Under Schtúùda. Alpe Pianello (Bédemíe), e la Bocchetta di Campello Menti (der Schtronerfurku).

3) S. Anna (Erórtu), la parte nord della valle del Landwasser, nei primi tempi molto abitata, da En Aku (Pianello) vicino al centro fin su, all'Alpe Biseresso. A questo settore appartengono ancora Roncaccio Inferiore, Roncaccio Superiore, Riva, S. Antonio (Summertsianu), Tsum Trog, Tossu Tossje, Tsunengo.

4) Territori del Capezzone, il complesso degli alpeggi abitato dai pastori la sola estate al di là dello spartiacque, dalla parte di Campello Monti

Ciò che è certo è  il carattere stabile e pacifico dell’insediamento testimoniato, se non altro dal fatto  che i coloni si erano visti riconoscere il diritto di costruire un mulino ad acqua, avvio di quell'attività molitoria che caratterizzerà l'economia rimellese fino agli anni '30 - ’40 del secolo scorso.

Proseguendo nel tempo Rimella, pur conservando alcuni dei primitivi caratteri germanici. nel ‘400, ‘500 fece notevoli passi avanti nel processo di ambientamento nel mondo valsesiano.

L’immagine che emerge dallo studio delle carte è quello di una comunità viva che, nonostante l'asperità del paesaggio, la durezza di un lavoro faticoso quando non pericoloso, gli ostacoli posti da una economia agro-pastorale e da condizioni di vita spesso ai limiti della sopravvivenza, ha saputo, con l'intelligenza, il coraggio, la tenacia e la disponibilità al sacrificio alimentata da uno spirito religioso profondamente sentito di tutti ì suoi membri, creare una cultura ricca ed originale testimoniata ancora oggi dal numero, solidità e bellezza degli edifici sacri.

Nell'età moderna, soprattutto nel Settecento a Rimella, che nel frattempo era cresciuta in dimensioni e in popolazione, si studiava e numerosi, ben organizzati sodalizi, funzionavano sia nel campo della spiritualità che dell'assistenza

L'età contemporanea si apre con una Rimella popolosa. abitata da gente che si autogovernava con le strutture civili e religiose di cui si è gia parlato, dotata di una Chiesa fra le più belle se non la più bella della Valsesia, di numerosi altri edifici sacri, testimonianza delle spirito religioso dei rimellesi; di Scuole funzionanti, oltre che di uno strumento culturale eccezionale per quei tempi, il Museo G.B. Filippa.

Vivaci anche l'attività agro-pastorale, neppure insufficiente a sostentare tutti, base dell’economia del paese, e quelle artigianali (al Grondo funzionavano segherie e mulini) e commerciali in loco e fuori; con vie di comunicazione inadeguate, spesso pericolose e un alto tasso di emigrazione nei paesi vicini e all'estero; con case ben distribuite nelle diverse frazioni, vero monumento alla sapienza costruttiva e al buon gusto della popolazione, le quali ancora oggi contribuiscono ad ingentilire un paesaggio dal punto di vista geologico aspre e selvaggio.

Il periodo qui considerato si chiude invece sul finire del XX secolo con un'immagine del paese di tutt'altro segno, caratterizzata dallo spopolamento e dalla chiusura delle scuole locali.


Il paese

Tutta disposta sui fianchi ripidi della montagna, Rimella ha il suo centro nel gruppo di case intorno alla Chiesa Parrocchiale. Tutto il centro e la costellazione delle numerose frazioni conservano intatto il fascino dell’antico borgo walser.

Pur conservando un’economia a carattere agricolo, caratterizzata dai prodotti del bosco e dall’allevamento del bestiame, Rimella ha scoperto una nuova vocazione al turismo culturale, proprio intorno alla valorizzazione delle tradizioni legate alla colonizzazione vallesana. Attivissimo in paese, infatti, un centro studi sulla tradizione walser che produce ricerche pubblicate su una prestigiosa rivista.
 

Musei e documentazione
Il Museo “G.B. Filippa” è un vero e proprio vanto del piccolo centro valsesiano. È allestito in due locali di un'antica casa del 1415. Fu fondato nel 1800 dal rimellese Gian Battista Filippa, allo scopo di far conoscere ai suoi compaesani come era il mondo e la vita al di fuori dei confini della "diletta patria Walser".

Buona parte della raccolta iniziale era costituita dai doni dei rimellesi emigrati, per lavoro, in vari paesi d'Europa e dell'America del nord. Lungo il corso degli anni, fino ai giorni nostri, la raccolta si è arricchita di ulteriore materiale acquisito per interessamento di più persone del luogo.

L'allestimento consta di libri e documenti di carattere storico letterario, scientifico, religioso ed artistico. Raccolte di numismatica, medaglie, onorificenze e cimeli. Collezioni di carattere scientifico che comprendono, tra l'altro, rassegne di minerali vari, conchiglie animali imbalsamati. Questo ed altro materiale, custodito in vetrine e bacheche offre al visitatore un itinerario interessante all'interno della cultura e dei costumi della gente della valle.

Il Centro Studi Walser Rimella ha la propria sede in  via Valbusaga 45, 13011 Borgosesia. per informazioni chiamare il numero telefonico 0163 21698 oppure inviate un'e-mail al Presidente Eugenio Vasina.

Riportiamo qui sotto le pubblicazioni del Centro Studi Walser di Rimella.
Per ulteriori informazioni sul Centro e sui costi delle pubblicazioni clicca qui.