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RIMA
Come arrivare
Percorrendo la Valle lungo la Statale 229, si supera Varallo, e raggiunta
Balmuccia, si prende a destra per la strada provinciale 10. Raggiunta Rimasco,
si continua a sinistra fino a Rima.
La storia
Il primo documento in cui si parla esplicitamente di Rima si trova tra le carte
e pergamene raccolte dall'Abate Carestia.Il documento è conosciuto con il nome
di "pergamena di Boccioleto"datata 1387 in cui si parla di "habitatores Valli
Rimae". I primi abitatori di Rima furono i Walser, popolo di origine sveva
insediato nella Germania occidentale che verso la fine del V secolo emigra e si
spinge a sud occupando la Svizzera. Nei secoli successivi piccoli gruppi di
quella popolazione scendono ulteriormente raggiungendo l'Ober Wallis e
trasformano il selvaggio altipiano di Goms in una fertile vallata. La popolazione
vallese, i Walliser o Walser,verso la metà del 1200 si insediano in Valle
Anzasca al seguito di piccole nobiltà feudali che, dopo aver valicato le
Alpi,spinte dalle rivolte dei liberi comuni,ritornano in Italia. Fondano Macugnaga.
Intorno al 1350 nasce Pedemonte da un nucleo Walser proveniente forse
da Macugnaga,da qui verso il Passo del Moud si affacciano sulla valle di Rima
ribattezzandola Rimmu.
Il paese segue le vicende
storiche dell’intera valle, distinguendosi però perché molte delle sue vicende
sono legate al più famoso dei prodotti dell’ingegno e dell’abilità dei suoi
abitanti: il marmo artificiale.
Quella del marmo artificiale
si è confermata una delle invenzioni più originali nate in terra di Valsesia.
Depositari della ricetta “segreta” per realizzare il marmo artificiale erano
proprio gli artisti-artigiani di Rima.
Dagli anni Trenta
dell’Ottocento il marmo artificiale seguì le rotte dell’emigrazione degli
abitanti di Rima, che con gli anni impiantarono all’estero fiorenti attività
imprenditoriali.
La migrazione verso i paesi
di lingua tedesca non fu casuale: i rimesi ripercorsero al contrario le rotte
che avevano portato i loro avi walser a impiantarsi in Val Sermenza.
Le imprese più note
all’estero furono quelle dei De Toma, degli Axerio-Piazza, degli Axerio-Cilies,
dei Viotti e dei Dellavedova: essi seppero sfruttare al meglio le proprie
capacità imprenditoriali ottenendo importanti incarichi per la decorazione di
chiese, ville, palazzi governativi e alberghi. Inizialmente la lavorazione del
marmo artificiale si diffuse nella parte nord orientale e centrale del vecchio
continente. Furono interessate Russia, Svezia, Norvegia, Romania, Bulgaria,
Ungheria, Austria, Serbia, Germania e Francia; in un secondo tempo, il marmo
artificiale sarà esportato anche in Spagna, Marocco e Algeria. Elemento
principale del successo del marmo artificiale fu il basso costo delle materie
prime: alla base della lavorazione stavano il gesso e la scagliola, le cui cave
d’estrazione si trovavano praticamente ovunque in Europa. In questo modo
venivano cancellate le altissime spese di estrazione e di trasporto necessarie
per importare il marmo “vero”.
I rimesi ricoprivano
generalmente il ruolo di capo mastro, essendo specializzati e i più qualificati
a realizzare il lavoro nella sua parte finale, la più delicata. Solo loro,
infatti, erano autorizzati ad eseguire i lavori di impasto, di colorazione, di
applicazione del marmo alle superfici o di esecuzione di particolari elementi
decorativi. Perchè affascina la vicenda del marmo artificiale? Essenzialmente
per due motivi: il primo di carattere socio-antropologico, il secondo
tecnico-artistico. In una fase di crisi, poiché l’emigrazione quasi sempre servì
alle comunità di montagna per diminuire le bocche da sfamare, molti abitanti di
Rima riuscirono ad effettuare un salto di qualità nella scala sociale, passando
da agricoltori-allevatori ad affermati e prestigiosi imprenditori di portata
internazionale.
Ancora oggi a Rima e a
Varallo, soprattutto nell’edilizia civile, sono visibili i segni tangibili di
questa promozione sociale.
Il paese
È il comune più alto della Valsesia, a 1417 metri di quota, dominato dlal’imponente
mole del monte Tagliaferro (2964 metri). L’impronta walser è ancora oggi ben
visibile nelle caratteristiche delle abitazioni, con ampie balconate e spaziosi
loggiati. Inoltrandosi per le stradine di pietra scopriamo piccole piazze
silenziose, fontane tranquille e case con le caratteristiche balconate di legno
intagliato, che un tempo servivano a far seccare il fieno, ed oggi, si riempono di
fiori. Il paese è considerato il più ricco della Valsesia, in virtù dell’ingegno
e della creatività dei suoi abitanti che hanno lasciato pregevoli testimonianze
di diverse epoche nelle chiese del luogo, che oggi sono diventate interessanti
attrattive turistiche. La più antica di queste chiese è l’Oratorio della Madonna
delle Grazie, del Quattrocento.
Stazione turistica che ha
vissuto in passato anche momenti di grande fortuna a causa del clima
particolarmente salubre, ha visto sorgere nel tempo diversi insediamenti
ricettivi. Oggi è un vero e proprio paradiso per coloro che amano le escursioni
e l’arrampicata, potendosi giovare di una felicissima posizione sulla testata
della Valle.
Musei e documentazione
Immersa nel verde di un bosco di larici in Valsesia,
la solida e lineare costruzione del "Museo-gipsoteca Pietro della Vedova"
raccoglie più di 170 studi e sculture di gesso o calchi delle opere più
rappresentative dell'artista: a Superga la statua di Maria Vittoria duchessa
d'Aosta, e sempre a Torino il monumento alla contessa Giuseppina Toesca di
Castellazzo-Garbiglietti; dell'Arcivescovo Ricardi di Netro, considerato il suo
capolavoro; a Mondovì il colossale monumento diCarlo Emanuele I, in bronzo
(1891) e il monumento a Emilio di Sambuy (1875); a Varallo la statua di
Gaudenzio Ferrari (1874). Il museo non ha a che fare conla tradizione walser, ma
rappresenta comunque una delle raccolte mussali più importanti della valle.
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