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LE ORIGINI
La situazione politica: diritti e libertà dei coloni walser


Nell’insediamento dei sudditi nelle regioni impervie e selvagge, le signorie delle zone alpine ebbero, con le loro relazioni parentali amichevoli, un importante ruolo. La colonizzazione favorì un consolidamento dei diritti feudali, un espansione del terreno coltivabile e l’aumento della popolazione così come il controllo e il mantenimento dei passi alpini. Come ricompensa per questa attività collaborazione a difficili condizioni i walser ottennero diversi diritti e libertà che a quell’epoca normalmente non possedevano le altre popolazioni: piena libertà personale, diritto alla formazione di propri comuni giudiziari ed il diritto del libero affitto ereditario con il quale i coloni ricevevano il possesso perpetuo delle terre. Alla morte del colono il possesso del podere passava ai figli, suoi eredi, i quali continuavano a pagare il canone d’affitto; in questo modo i signori feudali, proprietari delle terre di insediamento, ebbero da quelle terre (tra i 1500 e i 2000 metri di altitudine) affitti che diversamente non sarebbero mai riusciti ad ottenere. Oltre a questo i walser erano esperti nell’uso delle armi fornendo al feudatario una sicura base di reclutamento per le proprie milizie. Oltre ad essere favoriti dai feudatari locali questi primi insediamenti incontrarono anche il favore dei monasteri, soprattutto benedettini, i quali in genere possedevano alpeggi poco redditivi ed erano propensi ad iniziare la bonifica di nuove terre, specie di fronte al previsto aumento di popolazione in Europa (il tutto favorito dal cambiamento delle condizioni climatiche).

Questa pratica rivela un aspetto fondamentale dell’economia walser dei primi secoli della colonizzazione: fino a quando vi fu la possibilità di intraprendere nuove colonizzazioni i walser riuscirono ad esercitare una doppia attività: da una parte l’allevamento e l’agricoltura, di tipo stanziale; dall’altra invece l’impresa colonizzatrice, di tipo migratorio. Quando però, verso il XV-XVI secolo, anche le località più sperdute erano state trasformate in insediamenti permanenti, l’antica economia andò in crisi e lo smembramento del podere paterno diventò una dura necessità. Fu la fine di un’epoca dell’economia walser e l’inizio di un’altra, nella quale i discendenti dei coloni furono costretti sempre più ad integrare i redditi della terra con altre attività.

Tornando all’inizio del processo migratorio, occorre precisare che l’integrazione dei nuovi venuti con il resto delle popolazioni valsesiane fu assai lenta. Continuarono invece per lungo tempo i contatti con la terra d’origine grazie ad una fitta rete di collegamenti, attraverso la quale giungevano nelle colonie sale, attrezzi in metallo, granaglie e vestiario. Nel 1410, ad esempio, i walser di Alagna assunsero dagli affittuari di Rocca e Campertogno l’impegno di sfruttare gli alpeggi e versare un canone annuo di affitto insediandosi così su quella terra in modo legale. Dopo questa data il cordone ombelicale che ancora li legava alle terre di origine andò atrofizzandosi e, con l’acquisto del diritto di vicinanza, sale, attrezzi e beni di prima necessità vennero barattati al mercato di Varallo Sesia con bestiame e formaggio.