Immagini naturali della Valsesia
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IL MENU QUOTIDIANO
 
Il menù era, per tutti i giorni della settimana, fisso e diverso giorno per giorno: esso presentava formaggio, pane scuro di biada e frumento, carne salata (di giovedì e domenica), latte, polenta o minestra di riso, ricca di primavera ed estate dalle erbette dei prati, cotta in pentolone di sasso (pietra ollare); non si usavano piatti ma si metteva la pentola in mezzo al “tavolo e ciascuno prendeva la sua parte. Polentine di farina di miglio con latte e vino, soffitto di cipolle con burro e acqua con pane e formaggio duro a fettine erano la colazione; qualche volta si mangiava la zuppa al mattino presto. A mezzogiorno ci poteva essere polenta molle, put, raviole, con latte o scoccia.
Molte erano le ricette per cucinare la polenta, diverse le farine, le miscele e i condimenti; una specialità era la polenta cotta in un tegame ardente, quasi arrostita, non amalgamata, ma anzi accuratamente disfatta ed ancor più sgranata con una forchetta poi condita con la cagliata montata a neve (la “sgonfietta”).
La sera normalmente si usava mangiare latte avolte con polenta e a volte minestre di riso ricche di erbette dei prati con latte intero o latte di burro, residuo della produzione del burro dolce o acidulo, o minestra di orzo (gersta). Per gli anziani la mattina c’era la “broda” fatta con l’orzo tostato, quando il vero caffè non c’era ancora o era troppo costoso; “ava di pori” (acqua di porri bolliti) serviva da bevanda in mancanza di vino.