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LA PIETRA
Ancora oggi il culto della pietra è oggetto di totale dedizione
anche da parte dei rari giovani artigiani ancora residenti; le ondulazioni dei
coppi del colore della terra o il piatto schematismo ripetitivo delle tegole dei
tetti di pianura o i pur resistenti e innovativi materiali tecnologici, restano,
per contingenze varie non solo climatiche, estranei al mondo walser. Una
caratteristica della pietra è quella di armonizzare le costruzioni che ne
vengono ricoperte con la natura circostante attraverso il colore e la materia.
Sudore di corpi, sapienza progettuale, un’accorta previdenza degli elevati
rischi atmosferici, tecniche protettive tradizionali consolidate per memoria ed
esperienza consentono l’esecuzione di manufatti artigianali di qualità così
elevata. La durezza della natura trova la risoluzione di innumerevoli avversità
in sé medesima, nell’utilizzo di questo materiale suo proprio che le viene
sottratto da mani accorte che se ne sono appropriate, per disporlo sulle case a
salvaguardia dalle intemperie, senza contare l’utilizzo della pietra nei
basamenti delle case, selciati e nei muri di contenimento, gradinate e decori
perché ciò non è propriamente specifico dei walser ma comune ad ogni area non
soltanto alpina.
Le piode dei tetti sono disposte formando un ininterrotto susseguirsi di linee
disegnate che si intersecano disposte in variabili alternanze dalla gronda fino
al colmo, ciascuna, nella propria specificità, per formare quella
sovrapposizione indispensabile per la custodia della casa e dei suoi abitanti.
L’acqua che si infiltrerebbe è il nemico primordiale contro il quale l’arte di
disporre con perizia le piode eleva una barriera che, oltre a fungere da
sbarramento, è un processo mentale e simbolico di tutela della propria
sopravvivenza in ambiente alpino. La forma dei tetti in Valsesia è a prevalenti
fasce orizzontali, mentre in altre valli alpine è sostituita da una disposizione
a punta che crea fasce oblique di piode simili per dimensione ma estranee
all’uso valsesiano. |