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Ancora oggi il culto della pietra è
oggetto di totale dedizione anche da parte dei rari giovani
artigiani ancora residenti; le ondulazioni dei coppi del colore
della terra o il piatto schematismo ripetitivo delle tegole dei
tetti di pianura o i pur resistenti e innovativi materiali
tecnologici, restano, per contingenze varie non solo climatiche,
estranei al mondo walser... |
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IL LEGNO
Per accennare al secondo protagonista che è di
utilizzo parallelo con altre realtà walser, il legno, occorre iniziare dal nome
di Giacomo Cusa da Sella, associabile a quello di tanti piccoli falegnami ancora
in piccola parte nuovi ma al più dimenticati.
Quando le case mutarono da arche protettive lignee a costruzioni murarie
aggiornate ai tempi e alle novità importate con l’emigrazione (sec. XIX), i
falegnami conservarono la loro importanza nell’uso quotidiano
del larice e
dell’abete, del maggiociondolo, della betulla, del faggio, dell’acero, della
noce e del nocciolo.
Di qui il fiorire di così numerosi piccoli mastri lignei che esprimevano questa
loro schietta manualità spesso lontana da raffinatezze artistiche e vicina alle
esigenze di ogni giorno: oltre che per la quotidiana vita di casa e per le
strumentazioni agricole, essi erano utili nella cura e utilizzo degli animali e
del bosco, nella costruzione delle parti lignee abitative e poi, da emigranti,
nei laboratori e falegnamerie ai quali era dato loro accedere. |