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Signori
e signorotti
Dopo un
periodo di relativa tranquillità, preceduto dall’affrancamento dal dominio dei
Conti di Briandate, la Valsesia entrò nell’orbita viscontea. Contravvenendo ad
ogni patto, Gian Galeazzo Visconti, trattò le terre assoggettate con molta
severità, cedendo al nobile novarese Francesco Barbavara i territori già
appartenuti ai Briandate, conferendogli il titolo di Conte di Pietre Gemelle
(1402). Durante il governo di Filippo Maria Visconti la valle cacciò i feudatari
Barbavara, ritornando alla diretta dominazione del duca di Milano, nella quale
rimase anche durante l'età degli Sforza. Diventata cosi terra di confine dello
Stato di Milano, la Valsesia ebbe a soffrire spesso danni e molestie nonostante
la riconferma dei propri privilegi. Durante questo periodo, lo stesso in cui
prese vita il progetto del Sacro Monte di Varallo, si ebbero due tentativi
rivoluzionari, uno di Giacomo Preti di Boccioleto, detto il Giacomaccio, una
sorta di crociata contro i grandi di Varallo; l'altro fu un'incursione di truppe
spagnole guidate da Cesare Maggi marchese di Moncrivello stroncata a Loreto, fra
Roccapietra e Varallo.
Nel 1520 fu donata come feudo da Francesco I di Francia a conte Tiberino Caccia:
ma i valsesiani, non volendo più accettare una nuova signoria insorsero in
tumulti sanguinosi, aggredendo il conte che fu gettato nel fium e presso il ponte
di S. Quirico.
Dopo la battaglia di Pavia (1525), nella quale il re d Francia fu vinto la
Valsesia passò alla Spagna prestando giuramento di fedeltà al nuovo duca
Francesco II Sforza, con la promessa che fossero nuovamente riconosciuti gli
antichi privilegi come ricompensa alla lealtà dimostrata: a partire da questo
periodo la Valsesia si configura ormai come un'entità ben delineata.
Durante la guerra di successione di Spagna, la Valsesia passò a casa Savoia
(1707), mantenendo statuti e privilegi fino al 1770.
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