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Dall'800 alla grande guerra
 

Nel riordinamento politico del 1815, con il Congresso di Vienna e la cosiddetta Restaurazione, la Valsesia tornò sotto il dominio del Re di Sardegna, Vittorio Emanuele I, cessando il Sesia d'essere frontiera tra Francia e Italia. Si ristabilirono i vecchi ordinamenti e vennero ridotte le imposte, soprattutto su sale e carne. Nel 1819 la valle fu costituita in provincia con capoluogo la città di Varallo, in cui risiedeva, dopo l'abolizione del Consiglio Generale e della carica di Reggente, un tribunale di Prefettura. Abolita nel 1837 e unita a Novara venne di nuovo ricostituita nel 1844. Lo statuto albertino del 1848, che sanciva l'uguaglianza della legge, toglieva ogni traccia degli antichi privilegi valsesiani. La valle fu aggregata alla provincia di Novara nel 1859. Da allora seguì le vicende dell’Unità d’Italia, che attraverso guerre e plebisciti, aggregò gli stati presistenti in un’unica entità nazionale.
Proprio dopo l’Unità e negli anni a cavallo tra il secolo XIX e il secolo XX, la cosiddetta “Belle Epoque” la Valsesia cominciò a sviluppare sempre più la propria vocazione al turismo. Le strutture alberghiere si moltiplicavano e si modernizzavano, i principali centri (come Varallo) si dotavano di illuminazione elettrica. Nel 1886 fu inaugurata la ferrovia Novara Varallo, mentre l’anno seguente nasce la sezione varallese del Club Alpino Italiano, dando il via alla grande stagione dell’alpinismo e alla scoperta della montagna come luogo di villeggiatura, di relax e di attività sportiva.
In questa linea di espansione delle potenzialità turistiche va registrata anche la fondazione, sempre a Varallo, del grande stabilimento Idroterapico e climatico, nato nel 1893.
Un grande futuro si stava cominciando a costruire, ma a bruciare le speranze doveva arrivare la Prima Guerra Mondiale.