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Castello della signoria dei Conti di BiandrateIl Medioevo

Nel X secolo la Valsesia registra un significativo aumento demografico dovuto ad un regime economico più stabile sotto il potere dei feudatari. Questo nonostante il territorio sia stato oggetto di sanguinose diatribe tra i vescovi di Novara e Vercelli, che se ne contesero lungamente il possesso, unicamente per assicurarsi la zona collinosa di qua e di là dal fiume.
Non potendo infatti esercitare nei contadi e feudi rurali l'autorità ecclesiastica, i vescovi dovettero cederne il governo ad alcuni nobili, che per ben tre secoli se ne trasmisero il possesso in eredità feudale, garantendo una certa stabilità.
Da questo periodo – il primo in cui compare il nome di “Valsesia” nei documenti scritti – si può sicuramente far cominciare il periodo feudale storicamente noto in Valsesia: infatti venne qui stabilendosi la signoria dei Conti di Briandate, che toccò il colmo della potenza con Guido il Grande, che seguì la fortuna di Federico Barbarossa (nella foto in basso), da cui ebbe molti onori e privilegi. Ma sconfino l'imperatore a Legnano (1176), l'autorità della signoria dei Briandate accennava a diminuire, tanto più che, prevalendo dovunque il potere popolare dei Comuni, anche la valle aspirava alla libera amministrazione. Sviluppata per diversi gradi l'autonomia comunale con Varallo, Rocca Pietra e Federico BarbarossaQuarona, Seso (Borgosesia). Agnona, Vanzone Durante tutto il secolo XIII la lotta tra Novara e Vercelli, che ha come scopo l'accaparramento della valle, porta i Valsesiani a ribellarsi ai feudatari e a Vercelli. All'inizio del sec. XIV, la Valsesia poté costituirsi nell'Università dei Comuni di Valsesia (Universitas Vallis Sicidae), con centro principale a Varallo, dove risiedevano gli organi politico-amministrativi, suddivisa in due curie: la Superore, con capoluogo ancora Varallo e l'inferiore con due centri, Borgosesia e Valduggia. Alla base di questo nuovo ordinamento civile e politico si costituirono degli Statuti speciali fatti rispettare da un Podestà che, a capo di ciascuna curia, amministrava con la cooperazione di un Consiglio Generale.